Se lei dorme con il nuovo compagno niente assegno dall’ex marito

lei dorme



Comincia a complicarsi la situazione di molti ex coniugi che hanno iniziato non solo rapporti stabili con nuovi compagni e compagne, ma anche vere e proprie forme di convivenza mascherata, ovvero rapporti in cui si trascorra un numero consistente di giorni e notti insieme pur mantenendo domicilio e residenza formalmente distinti. La Cassazione ha stabilito, con una sentenza del 16 ottobre 2020 che farà discutere, che in questi casi viene meno l’obbligo alla corresponsione dell’assegno di mantenimento da parte del precedente coniuge.

La vicenda a Reggio Calabria
Nel caso che ha originato la pronuncia, verificatosi a Reggio Calabria, una donna divorziata aveva avviato una nuova relazione stabile con un uomo, da anni, ma non conviveva ufficialmente con il nuovo compagno. L’ex marito, che da anni versava l’assegno mensile di mantenimento, sosteneva che, nonostante i diversi indirizzi di residenza e di domicilio, la ex consorte, di fatto, vivesse insieme all’uomo, con cui si vedeva ogni giorno e con il quale trascorreva più notti nel corso della settimana. L’azione legale ha proposto che il mantenimento venga rimodulato, o addirittura revocato. Con una sentenza che darà spazio a un ampio dibattito, la Corte di Cassazione ha dato ragione all’ex marito: il diritto all’assegno di divorzio può essere revocato nel caso in cui la donna abbia una relazione sentimentale con periodi più o meno lunghi di convivenza, tanto da considerare come stabile la nuova unione.

 

 L’assegnazione della casa e l’emolumento mensile
Nel caso specifico, la Corte d’appello di Reggio Calabria aveva disposto per il ricorrente l’obbligo di corrispondere alla ex 400 euro al mese e aveva respinto l’appello nel quale lui chiedeva la revoca dell’assegnazione della casa coniugale. La richiesta dell’uomo alla Cassazione era di annullare la sentenza in questione, mentre quella della ex moglie — che si opponeva — era invece di ricevere un sostegno ancora maggiore, ottenendo 700 euro mensili, sostenendo di non avere nessun reddito e che la relazione stabile e continua con un altro uomo non era mai stata dimostrata. Per il marito, i giudici in sede di appello avevano sbagliato nel «qualificare la fattispecie giuridica di famiglia di fatto»: pur non essendoci una convivenza sancita dalla legge o dalla comune residenza, la relazione della donna doveva considerarsi stabile e pure datata, perché lei e il compagno, oltre a frequentarsi quotidianamente, trascorrevano molti giorni — notti comprese — nella stessa casa.

Rapporto pluriennale, consolidato e ufficiale
La Cassazione ha dato ragione all’uomo. Nella sentenza si legge che quello dalla ex moglie col nuovo compagno è un rapporto pluriennale e consolidato, «pure caratterizzato da ufficialità, nonché fondato sulla quotidiana frequentazione con periodi più o meno lunghi di piena ed effettiva convivenza». Se per la Corte d’appello si trattava di una relazione «non sufficiente per ipotizzare la creazione di quella nuova famiglia di fatto», per la Cassazione sembrano non esserci dubbi: si tratta di un rapporto stabile e consolidato. Circostanza che ha portato all’annullamento della decisione di secondo grado.

Gli escamotage per superare il nodo della convivenza di fatto
Con l’ordinanza del 16 ottobre scorso è stato perciò accolto il ricorso dell’uomo che chiedeva la revoca dell’assegno di mantenimento, considerando il nuovo legame della ex consorte ufficiale e ormai datato. Nel testo i supremi giudici sottolineano il fatto che il rapporto è consolidato, come testimoniato dalla frequentazione quotidiana, con periodi più o meno lunghi di piena ed effettiva convivenza. Circostanza che basterebbe per ritenere che la relazione fosse più che stabile. Come osservano diversi matrimonialisti, spesso i coniugi separati o divorziati, destinatari di assegni di mantenimento mensili, danno vita a escamotage per non perderli. Uno dei più gettonati è quello di nascondere le nuove relazioni sentimentali stabili, che in molti casi comporterebbero la revoca dell’assegno. Spesso vengono nascoste anche le convivenze di fatto, creando un meccanismo di pernottamenti «random», distribuiti in modo da evitare quella continuità che potrebbe convincere un giudice a riconoscere, appunto, una convivenza o una relazione stabile: i compagni vengono ospitati per qualche giorno, a giorni alterni, nei week end, e il dato della residenza non viene mai modificato. La pronuncia di ottobre tende a evidenziare il fatto che i periodi di convivenza con il nuovo compagno non devono essere considerati singolarmente, ma complessivamente: in pratica la sommatoria dei periodi trascorsi insieme al nuovo compagno porta ad integrare il requisito della stabilità e della continuità, che porta alla decadenza dell’assegno. Un approccio che farà discutere perché si potrebbe obiettare che la sentenza della Corte rende più difficile, per le donne separate e divorziate, ricostruirsi una vita affettiva, esponendole inoltre a «indagini» e controlli da parte dell’ex coniuge.

 

Di Ferruccio Pinotti

Corriere Della Sera

07.11.2020

  La Global Investigazioni è stata fondata nel 1989 dal

 Cav. De Antoniis Antonio, ex agente della Squadra Mobile   di

 Padova, che, una volta ottenuta la licenza di Investigatore privato,

 ha lasciato la Polizia di Stato per dedicarsi   alle investigazioni

private.

 Nel 1996 il Presidente della Repubblica ha insignito De Antoniis

 Antonio del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica.

 Oggi l’Agenzia ha sede a Padova in via Enrico degli Scrovegni 2/A

 e al fianco del Cav. De Antoniis Antonio nella  direzione dei lavori

 vi è il figlio Alberto e otto dipendenti operativi.   

                                                                 

 

 

  Di cosa si occupa principalmente la vostra Agenzia?

In ambito privato di tutte le problematiche riguardanti la famiglia: problemi con figli, separazioni, eredità, ricerca di persone scomparse ecc.

Il nostro lavoro principale però è al fianco di imprese per infedeltà dei dipendenti, mancato rispetto del patto di non concorrenza,  illegale utilizzo della legge 104 e certificati di malattia, controspionaggio industriale, bonifiche ambientali, perizie  forensi su apparati elettronici e tanti altri buoni motivi per ricorrere ai nostri servizi.

Cosa importante sono anche le indagini difensive penali; infatti, oggi gli avvocati, personalmente o con l’ausilio di investigatori autorizzati, possono svolgere tutte le indagini per la ricerca di prove a difesa di imputati, vedasi l’articolo 391 bis del codice di procedura penale. Ecco, vede quante cose fa un investigatore privato? nell’immaginario popolare ci identificano solo per i tradimenti coniugali, aspetto che riguarda oggi forse il 5% del nostro lavoro.

 Cosa consiglia a chi ha bisogno di rivolgersi ad una agenzia di investigazioni?

Innanzitutto di esigere la visione della licenza di pubblica sicurezza ai sensi art. 134 del T.U.L.P.S. rilasciata dalla Prefettura di Competenza, questo permette di non incorrere in sanzioni, qualche volta anche penali, e soprattutto perché le prove assunte da investigatori autorizzati sono utilizzabili in sede penale e civile per far valere i propri diritti. Purtroppo vi sono persone che senza la necessaria licenza si spacciano per investigatori privati, è per questo  che suggerisco l’esigenza di visionare la licenza.

 

Quali requisiti si devono avere per ottenere la licenza di investigatore privato?

Oggi, proprio per la crescita professionale di questo lavoro anche in ambito penale e tecnologico, occorre essere laureati ed aver fatto almeno tre anni di praticantato con un investigatore privato che abbia la licenza almeno da cinque anni, comunque in Prefettura vi è un ufficio preposto.

Di sicuro non è un’attività dove basta aprire e via, serve tanta esperienza e questa te la può dare solo il lavoro quotidiano a fianco di un professionista, cosa che sto orgogliosamente facendo con mio figlio Alberto a cui un domani, spero per me lontano, toccherà dare continuità alla nostra Agenzia.

 

 

                                                                                                                                                                                                                                               

                                                                                                                                                                                                                                                

 

 

 

 

L’infanzia non dura in eterno e così pure la condizione di figli mantenuti dai genitori. La  Cassazione ha stabilito con la sentenza 17183 che, finiti gli studi (siano quelli dell’obbligo o la laurea specialistica), un figlio ha il dovere di rendersi autonomo dai propri genitori e   cercarsi un’occupazione in grado di mantenerlo. Insomma, se i sogni non si realizzano, bisogna comunque darsi da fare perché, dice la Cassazione, un figlio non può pretendere «che a qualsiasi lavoro si adatti soltanto, in vece sua, il genitore».

 Il diritto del genitore di farsi ridare i soldi
 Secondo la Cassazione, dunque, la maggiore età si associa alla capacità di adattarsi a   svolgere un lavoro che renda autonomi. E se i tempi si allungano con la laurea, magari   andando un po’ fuori corso, il tribunale ha voluto esplicitamente menzionare il divieto di   “abuso di diritto”: insomma i figli non possono approfittarne, magari in pure «mala   fede». Ma già in un’altra sentenza, la numero 3659 del febbraio scorso, la Cassazione aveva chiarito: un genitore che abbia versato all’ex coniuge l’assegno di mantenimento per i figli, dopo che questi hanno conseguito l’autosufficienza economica, ha diritto alla restituzione di quanto pagato. Attenti dunque, perché il rischio è poi non solo quello di perdere l’assegno di papà, ma anche di doverlo lautamente rimborsare.

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén16 ago 2020
https://www.corriere.it/economia/lavoro/20_agosto_16/assegno-mantenimento-figli-cassazione-dopo-studi-obbligatorio-trovarsi-lavoro-qualsiasi-eb792a00-df8b-11ea-b249-6fbea5975045.shtml

global investigazioni assenteismo aziendale 080 La Corte dei Conti con sentenza n° 36954 del 2016, riconosce legittimo ingaggiare una società   investigativa per verificare i comportamenti illeciti di un dipendente anche nel settore pubblico   (Comune, Provincia, Regione). Inoltre sempre la Corte dei Conti sostiene che le forze dell'ordine,   ovvero  Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, devono essere impiegate in attività dove prevalgono i   crimini più gravi».

 Nel mirino degli investigatori privati ci sono i presunti accompagnatori di invalidi civili della legge 104; i falsi invalidi e gli assenteisti che si inventano lunghe malattie e che non di rado vanno a svolgere lavori in altre sedi.

L’assenteismo è un fenomeno che purtroppo dilaga nel nostro Paese, assumendo varie forme. Basti pensare ai casi di chi si fa timbrare il cartellino segna-presenze e si assenta dal lavoro per motivi personali, ai casi di uso scorretto dei permessi di lavoro retribuiti, concessi in base alla Legge 104/1992, o ancora ai casi di cosiddetta finta malattia.

I decreti attuativi della Pubblica Amministrazione, per quanto riguarda gli illeciti, hanno posto in luce la responsabilità non soltanto del dipendente, ma anche del dirigente. Infatti in caso di illeciti scatterà tanto l’immediata sospensione cautelare – accompagnata dall’interruzione del pagamento dello stipendio – del dipendente assenteista (e di quanti favoriscono tale frode con condotte attive e/o omissive), che potrà anche essere accusato di falsa attestazione della presenza in servizio, quanto il licenziamento del dirigente che non monitorerà adeguatamente i dipendenti e che in caso di necessità non prenderà provvedimenti contro di loro.

Per evitare un rischio di tale gravosità, sarà opportuno che il dirigente si avvalga, nell’esplicazione dell’attività di controllo e di monitoraggio, di agenzie di investigazione, che condurranno indagini per verificare sia le reali cause dell’assenza del personale (indagini assenteismo) sia la correttezza dei dipendenti che fruiscono della malattia e/ o dei permessi retribuiti (indagini per uso scorretto permessi di lavoro retribuiti L. 104/1992).

A confermare la liceità di ricorrere alle agenzie investigative private anche in relazione al settore pubblico, la sentenza n. 36954/2016 pronunciata dalla Seconda sezione giurisdizionale centrale d’Appello della Corte dei Conti di Roma (depositata il 22 gennaio scorso).

abusi legge 104L'abuso dei permessi della legge 104 costituisce uno dei motivi principali di contestazione tra datori di lavoro e dipendenti.
L'uso improprio dei permessi di legge​ 104 può legittimare il licenziamento del dipendente da parte del datore di lavoro. Infatti, se invece di accudire il familiare malato, vengono svolte altre attività, magari per scopi personali, il datore di lavoro può interrompere il rapporto.
In questo caso il dipendete commette una “frode”, non solo nei riguardi del datore di lavoro, perché usufruisce di un permesso pagato in maniera non consona agli obiettivi pattuiti dalla legge, ma anche nei confronti dell'INPS, ente erogatore della prestazione.

Ne consegue che può essere legittimamente licenziato il lavoratore che, sfruttando il pretesto dei permessi della legge 104, svolge attività personali diverse dal prestare assistenza al parente disabile.

In questi casi, il “licenziamento per giusta causa” è lo strumento che attesta la gravità della condotta, e come tale può essere effettuato anche senza preavviso.

La giurisprudenza è stata spesso interrogata sui mezzi che il datore di lavoro può impiegare per verificare se un proprio dipendente presta effettivamente assistenza al congiunto malato durante i permessi in oggetto, come accaduto nel caso su cui si è recentemente pronunciata la Corte di cassazione, con la sentenza n. 9217/16 del 6 maggio 2016 nella quale ha ribadito come sia considerato legittimo il licenziamento di tutti i falsi utilizzatori dei permessi retribuiti dalla legge 104.

Con la finalità di far valere questo principio, il datore di lavoro, può incaricare l'Agenzia investigativa di raccogliere elementi di prova a supporto dell’abuso dei permessi legge 104.

A questo proposito evidenziamo che l’attività investigativa viene sviluppata sulla base di una precisa compliance normativa che riguarda più adempimenti. L’utilizzo dell’investigazione privata può avvenire se ha come scopo quello della tutela del patrimonio, oppure, all’esterno del luogo di lavoro per verificare se il dipendente sta adempiendo o meno alle obbligazioni del contratto di lavoro. Il controllo sull'uso improprio dei permessi della legge “104” (del 1992) non riguarda l’adempimento della prestazione lavorativa in sé, poiché viene effettuato al di fuori dell’orario di lavoro e in fase di sospensione dell’obbligazione principale lavorativa. Per cui l’attività investigativa conferita ad una agenzia investigativa autorizzata è pienamente legittima.

Tutta l'indagine viene documentata attraverso prove testimoniali e documentali (video e foto) utilizzabili in sede giudiziaria.
CONTATTACI PER UN INCONTRO CONOSCITIVO OVE POTER FORMULARE UN PREVENTIVO SPECIFICO PER IL CASO CHE VORRETE AFFIDARE ALLA NS AGENZIA INVESTIGATIVA.